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giovedì 11 marzo 2010

A proposito di retribuizione...

VI SEGNALO UN ANNUNCIO DI LAVORO SUL QUALE RIFLETTERE
...Cerco possibilità di fare gavetta ed esperienza in un'agenzia di Comunicazione pubblicitaria a Catania, con retribuzione minima di sopravvivenza.

venerdì 26 febbraio 2010

Non di solo giornalismo posso vivere!

Sto cercando di ritrovare me stessa, tra le mille cose in programma ogni giorno e altrettante rinviate per mancanza di tempo. Adesso che faccio il lavoro per cui ho studiato, che tanto ho desiderato, mi manca ancora qualcosa. Provo la spiacevole sensazione di sentirmi satura, priva di soddisfazioni concrete. Per arrivare al traguardo di "giornalista" (virgolettato perchè non ancora iscritta all'albo), ho dovuto aspettare, mettermi alla prova per dimostrare le mie doti, nell'illusione che mi bastasse raggiungere quest'obbiettivo per essere realizzata. In verità aspiro a dell'altro. Non basta scrivere righe e righe di notizie, informazioni ed eventi, per poter dire ce l'ho fatta. Almeno a me, questo non basta. È necessario che qualcuno riconosca il tuo impegno, la tua professionalità. È necessario che tu possa avere coscienza di poter vivere la tua vita senza dipendere economicamente da altri, che siano i tuoi genitori o il tuo partner. Non vorrei sembrare venale, ma quando il tempo comincia a indicare sulla tua carta d'identità che non sei più sufficientemente giovane, è inevitabile pensare alla tua indipendenza. Il giornalismo è una parte di me di cui non potrei fare a meno. Per quanto mi sforzassi di sopprimerlo, riemergerebbe insistentemente, fino ad avere la meglio su tutto. Ma, per come stanno le cose in questo momento, pretende 100 da me e mi restituisce soltanto 10. Un abisso, con cui devo fare i conti giornalmente, tra bollette da pagare e qualche sfizio da voler soddisfare. Prima di iniziare quest'avventura, ripetevo sempre a me stessa che non avrei mai rinunciato a realizzare questo mio sogno; che anche ad ottant'anni avrei cercato di tramutarlo in realtà. Per fortuna non ho dovuto aspettare così tanto! Eppure, ora che l'ho avverato, ho capito che non posso aspettare ottant'anni per avere una casa tutta mia, per avere dei figli a cui poter assicurare un futuro sereno, per constatare che i miei studi hanno portato buoni e tanti frutti. Non posso più aspettare. Non sto rinunciando, ma semplicemente ho deciso di allargare i miei orizzonti. Verso dove non mi è del tutto chiaro. Intanto il primo passo l'ho appena fatto: voglio anche altro.

venerdì 10 luglio 2009

Buone vacanze!


Buone vacanze a tutti! Presto tornerò a raccontarvi le mie avventure o disavventure nel mondo del lavoro. Attendo numerose le vostre storie che potete inviarmi via e-mail. Mi raccomando, specificate se volete che le pubblichi nel blog. Buon divertimento, Maleoccupati.

mercoledì 30 aprile 2008

Presentazione

L’idea di un blog sulle mie attuali e passate esperienze professionali nasce dall’esigenza di confrontarmi con altri sulle problematiche del sistema lavorativo italiano, dalla formazione all’assunzione.
A mio avviso la sua peculiarità non è, come molti sostengono, la carenza di posti di lavoro quanto piuttosto una differenza qualitativa tra domanda e offerta: la prima è inferiore alla seconda. Ossia la tipologia di mansioni richieste dal mercato è il più delle volte inadeguata, in termini di salario e di competenze, a chi le svolge o finisce per svolgere. C’è dunque chi ricopre una posizione a lui consona e chi è costretto invece ad accettare qualunque incarico.
Quest’ultimi sono i MALEOCCUPATI. Coloro che pur avendo un lavoro, precario, in nero, non conforme al proprio percorso di studi o alle proprie attitudini, sono ancora in cerca o hanno smesso di cercarne un’altro garantito da un contratto che abbia durata nel tempo, validità in tutti i suoi punti, soddisfi ambizioni e bisogni.
Spinti dalla necessità (di un futuro, di un introito, di un’esperienza) si cede a qualunque condizione contrattuale, entrando così in un meccanismo di sfruttamento e sotterfugi che giorno dopo giorno minano la dignità del singolo.
Chi assume, quando assume, fa leva su tali bisogni per soddisfare i suoi. La regola di fondo (o meglio di forza!) è la seguente:

“se non accetti tu, troverò comunque qualcun altro che è più accondiscendente di te.”

Perché è anche una questione di disponibilità e, senza voler recriminare nessuno, il datore ne è consapevole.
Avrà certamente le sue ragioni, dal nome tasse, ma si può arrivare a così tanto per così tante?
Anche il dipendente le paga. Eppure non si rifà su di lui. Non alla Simpson insomma, per citare il più famoso programma ispirato alla vita reale.
Non arriveremo mai a tanto, spero!
Al momento però ci si adegua fin troppo facilmente. Purtroppo. Perché finiremo col diventare individui potenzialmente insoddisfatti. Demotivati, per quanto si cerchi di non dare troppa importanza al lavoro svolto.
Non a caso, secondo un’inchiesta pubblicata su Panorama del 26/12/2007 “se gli italiani dovessero compilare una pagella e indicare quale voto merita la dimensione lavorativa rispetto ad altri aspetti della vita, indicherebbero un 3, un’insufficienza piena.”
Ciò non esclude però che sentano l’esigenza e abbiano ancora voglia di formarsi e aggiornarsi ulteriormente. Segno che, al di là di tutto, lavorare realizza.

Teoria confermata dunque? Saremo degli insodisfatti? Beh avremo modo di parlarne.

Intanto non dimentichiamo mai di valutare sempre ogni situazione, soppesando pro e contro; di porre sempre egoisticamente noi stessi come metro di giudizio, perché sarà soprattutto il nostro io a dover convivere con un modus viventi a lui non necessariamente conforme.
Ricordando che una rinuncia così come un sacrificio se fatti con coscienza e convinzione saranno sempre la decisione più giusta, perché sensata. La migliore, perché vissuta.

P.S. Attendo vostri commenti, opinioni, domande, storie, anche di datori. Le leggerò con attenzione, per capire e capirci. E magari per migliorare il sistema.