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domenica 22 giugno 2008

Disoccupazione cresce, sopra 7%

Istat: in primo trimestre +324mila occupati, +1,4%

(ANSA) - ROMA 19 GIU - La disoccupazione in Italia torna a crescere. Nel primo trimestre, annuncia l'Istat, il tasso di disoccupazione e' tornato sopra al 7% (7,1%). Nello stesso periodo del 2007 era del 6,4%. E' il livello più elevato degli ultimi due anni: nel primo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione era pari al 7,6%. Ma anche l'occupazione continua a crescere: Nel primo trimestre, su base annua, il numero di occupati è risultato pari a 23.170.000 unità (+1,4% su base annua).

Ansa del 19/06/2008

domenica 8 giugno 2008

Intrappolati nel lavoro atipico

ROMA - Sono oltre 830 mila i lavoratori italiani che nel 2007 erano a rischio precarietà, 20 mila in meno rispetto all'anno precedente. Un calo che inverte la rotta rispetto agli anni precedenti, ma a cui non corrisponde un miglioramento della condizione economica. Secondo l'ultima ricerca dell'Ires-Cgil, in collaborazione con l'Università la Sapienza, sul lavoro parasubordinato, il reddito medio per i precari è infatti di circa 8.800 euro l'anno. Non solo, una gran parte dei lavoratori rimane "intrappolata" nel lavoro atipico: sei precari su dieci per due anni di seguito e oltre il 37% per tre anni (la ricerca prende in considerazione il triennio 2005-2007). "Il dato positivo - ha sottolineato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni - è che il trend ascendente ha subito un rallentamento. Significa che volendo si può intervenire, come ha fatto con atti concreti il precedente governo, e bisogna continuare ad intervenire. Tuttavia il numero complessivo resta altissimo e rappresenta una anomalia in Europa".
Secondo i dati 2007 raccolti nella ricerca di Ires, Nidil e Università La Sapienza, i lavoratori parasubordinati sono oltre 1,5 milioni, con un aumento del 2,4% rispetto al 2006. In questo insieme rientrano però anche i lavoratori 'tipici', ovvero gli amministratori, i sindaci di società e i partecipanti a commissioni, che sono circa 500 mila. Un milione sono invece gli atipici, in larga maggioranza titolari di contratti di collaborazione. Di questi i lavoratori ritenuti a rischio di precarietà, quelli cioé che hanno una collaborazione con reddito esclusivo, erano lo scorso anno 836 mila, contro gli 858 mila del 2006. In un anno il calo è stato quindi di oltre 20 mila unità e, secondo la ricerca, è ascrivibile "all'attenzione che il Ministero del Lavoro ha attribuito alla lotta alle false collaborazioni, all'aumento del contributo pensionistico di 5 punti percentuali rispetto al reddito che ha reso meno conveniente per le aziende il ricorso alle collaborazioni, e infine agli incentivi alla stabilizzazione". I precari emergono come un popolo di giovani "ma non troppo".
L'età media è infatti di 34 anni e il contratto medio dura circa sette mesi. A livello territoriale la maggiore concentrazione si riscontra in Calabria e nel Lazio, dove sono precari tre parasubordinati su quattro. Per quanto riguarda i redditi, la ricerca evidenzia come per i precari la media si attesti nel 2007 a 8.800 euro l'anno, con un incremento rispetto al 2005 del 4,8%, pari a 405 euro. Si tratta, sottolinea la Cgil, di un aumento "tanto limitato da impedire il recupero dell'inflazione reale. Ciò indica inequivocabilmente un costante peggioramento delle condizioni economiche". Dai dati si evince inoltre che il lavoro parasubordinato non rappresenta un "evento passeggero". Le collaborazioni "per essere impieghi temporanei sono decisamente stabili nel tempo - sottolinea la ricerca - l'impressione è di essere di fronte ad una flessibilità contrattuale di lunga durata in cui l'impegno lavorativo, seppur intermittente nel corso dell'anno, è però rinnovato da un anno all'altro". I casi sono "molto frequenti: sei precari su dieci rimangono nell'impiego atipico per due anni di seguito, e oltre il 37% vi è rimasto per l'intero triennio in considerazione. Si tratta evidentemente di una condizione di intrappolamento nel lavoro flessibile". "Per affrontare il tema della precarietà - ha sottolineato Filomena Trizio, segretario generale Nidil Cgil - sono necessarie politiche adeguate che sappiano contrastare i fenomeni degenerativi basati su mere convenienze di costo del lavoro. Da qui la necessità e la responsabilità per il nuovo governo di mantenere e rafforzare" l'azione intrapresa nello scorso biennio.


Ansa del 05/06/2008

venerdì 30 maggio 2008

Una mala occupazione accettabile. Parte prima.

9 novembre 2006 – ANSA- 7 studenti lavoratori su 10 occupati in nero. Un anno dopo, nel 2007, anch’io sarei rientrata, mio malgrado, in quel campione.
Dopo l’esperienza del servizio civile nazionale, mi misi alla ricerca di un lavoro. Non avevo particolari esigenze economiche. I miei mi mantenevano volentieri all’università. Piuttosto sentivo l’esigenza di distrarmi dalla solita routine giornaliera fatta di studio, studio, e soltanto studio.
All’inizio pensai a un part-time. Evidentemente, da inesperiente, non avevo valutato attentamente la realtà locale: già era difficile trovare un impiego, figuriamoci poi uno conforme alle proprie esigenze!
Con un diploma di maturità classica, nessuna qualifica e una laurea da completare, dovevo solo incrociare le dita ed eventualmente adattarmi. Come confermato più volte in seguito, conoscere le persone giuste può essere un fattore determinante. Paradossalmente, anche per il lavoro più mal pagato, mal appagante, mal mal di questo mondo, una leggera spintarella non guasta.
Così tra passaparola, annunci, e appunto agganci, vengo presentata al titolare di una palestra alla ricerca di una receptionist. Ovviamente poco importava il mio curriculum. Perché, a parte le ore di educazione fisica alle superiori, le mie referenze in materia erano pari a zero. Comunque, come mi fu spiegato il primo giorno, avrei dovuto semplicemente occuparmi dell’apertura e della chiusura dei locali, della pulizia, della tenuta del registro soci e contabile e dell’accoglienza dei clienti.
Lavoravo tutti i giorni mattina e pomeriggio, tranne il martedì e il giovedì mezza giornata. Sfruttavo la restante, i ritagli di tempo che riuscivo a concedermi a lavoro a suon di musica o nelle notti insonni , per studiare. La domenica non era per me né il giorno del riposo né del Signore. Sono riuscita tuttavia a sostenere gli ultimi 3 esami con ottimi voti e con una soddisfazione personale di cui vado fiera tuttora.
La paga era buona: intorno alle 400 euro. Nessun contratto.
È stato un periodo davvero edificante, soddisfacente. Forse, calcolando le ore effettive (44 ore settimanali circa) e le mansioni svolte mi sarebbe spettato qualcosina in più. Ma non importava: avevo altri progetti. Purtroppo devo ancora realizzarli!

mercoledì 14 maggio 2008

Precari impotenti anche fra le lenzuola

ROMA - Non bastavano il contratto a tempo determinato, le difficoltà nel comprare casa e nel mettere su famiglia. I giovani precari sarebbero anche a rischio impotenza: a sostenerlo è Marco Carini, direttore della Clinica urologica di Firenze, che a margine della conferenza per i cento anni della Società italiana di urologia (Siu) ha sottolineato come i fattori di incertezza tipici dei precari possano causare eiaculazione precoce e disfunzione erettile. Il problema dell'eiaculazione precoce, come ricorda l'esperto, colpisce il 25-30% dei giovani, mentre la disfunzione erettile interessa il 35% degli uomini sotto i 35 anni e il 47% di quelli sopra i 36. "Per i più giovani - spiega Carini - la precarietà del lavoro, le difficoltà economiche, l'impossibilità di creare una famiglia sono fonte di ansia e stress, e possono avere serie ripercussioni sulla vita sessuale". Se a queste incertezze si somma poi anche la mancanza di un partner stabile, "allora - continua Carini - allo stress si va ad aggiungere l'ansia da prestazione che si può scatenare con i rapporti occasionali".

Ansa del 14-05-2008